Villa Trissino (Vicenza)

Vicenza (VI)

Progetto

1534

Data di costruzione

1534-1538

Committente

Giangiorgio Trissino

Proprietà

Privata

Cenni Storici

Villa Trissino è l’unico edificio appartenente al sito riconosciuto dall’UNESCO in cui Andrea Palladio non risulta intervenire come architetto. Rilevante è però che il committente di questo intervento è Giangiorgio Trissino: personaggio di spicco nel panorama culturale dell’epoca, fu ambasciatore fra i Papi, Venezia, il Sacro Romano Impero, ma anche poeta, tragediografo e in stretto contatto con tutti gli ambienti culturali del Rinascimento italiano. Secondo le fonti fu lui ad introdurre il giovane Palladio allo studio di Vitruvio e alla conoscenza dell’architettura classica. Il padre di Giangiorno, Gasparo Trissino, acquistò questa Villa nel 1482. All’epoca essa si presentava in forme ancora gotiche e per questo motivo, una volta ereditato dal padre il bene nel 1537, Giangiorgio decise di rinnovarla in chiave classica. Il Trissino fu per molto tempo ritenuto anche l’ideatore del progetto, ma ad oggi l’ipotesi di attribuzione dell’intervento a Sebastiano Serlio sembra la più plausibile. Il Trissino, infatti, era un dilettante di architettura e il giovane Palladio a quell’altezza cronologica non possedeva ancora una padronanza così pronunciata del linguaggio classico. A sostenere questa ipotesi un’incisione contenuto del Quarto Libro del Serlio. Essa ripropone una scansione analoga a quella di villa Trissino, non solo negli elementi architettonici ma anche nei rapporti proporzionali, con le due campate estreme più strette delle tre centrali; pertanto, è probabile che il Serlio, presente in Veneto in quegli stessi anni, abbia fornito il disegno, poi realizzato, con alcune discrepanze esecutive di dettaglio, da maestranze locali. L’edificio risulta già rinnovato nel 1538. Negli anni 1798-1804, a opera dell’architetto Ottone Calderari, esponente di spicco di una rinnovata tendenza neopalladiana in città, furono eliminate le finestre gotiche del fronte posteriore e si regolarizzò la pianta e la distribuzione delle aperture. A partire dal 1898, per volontà del conte Sforza della Torre, furono eliminati un camino, decorazioni pittoriche e stipiti di porte che costituivano le ultime testimonianze dell’edificio gotico. Inoltre, furono sopraelevate le estremità del prospetto posteriore, per simulare due torrette analoghe a quelle di facciata. Fece costruire anche una grande stalla per bovini, una serra, mise in opera una grande cancellata in ferro, ma nella villa cancellò affreschi, decorazioni e scritte, disperse il busto posto dai Trissino nella stanza che ospitò Urbano VII, si scontrò con il direttore dei lavori e con la Commissione conservatrice dei Monumenti. La morte dello Sforza nel dicembre 1913 fermò i lavori, ma il degrado proseguì con la successiva occupazione militare. Alla fine della Grande Guerra, era un rudere privo di porte e finestre. Nel 1920 la Villa venne acquistata all’asta da Francesco Rigo, un dinamico e intelligente agricoltore. Egli era interessato soprattutto alla stalla per centocinquanta bovini da latte con sovrastante ampio fienile, costruita dallo Sforza e particolarmente moderna a quel tempo; era interessato anche ai trenta ettari circostanti di prati. La villa venne adattata ad abitazione rurale della famiglia Rigo. Il complesso venne acquistato dalla famiglia Trettenero, attuale proprietaria.

Descrizione Strutturale e Decorativa

L’edificio è costituito, a seguito delle diverse trasformazioni intervenute nel corso della sua storia, da un blocco parallelepipedo a due livelli, chiuso agli angoli da torrette rettangolari più elevate, che si ergono su uno zoccolo a scarpa, e mostrano sui fronti esterni tre finestre rettangolari allineate lungo un’asse verticale. Il fronte principale, rivolto a sud-ovest, presenta tra le due torrette un settore centrale a due ordini, ciascuno dei quali è scandito da lesene in cinque partiti architettonici, dei quali i tre centrali sono più ampi di quelli d’estremità. L’ordine inferiore, ionico, si caratterizza per un portico a tre arcate aperte nei partiti centrali, ed è concluso ai due estremi da piccole finestre ad arco con soprastanti oculi circolari. Le lesene, a questo livello, sono scanalate, si sviluppano su alti plinti e reggono una trabeazione con fregio liscio.

L’ordine superiore, corinzio, reca finestre in asse con le sottostanti arcate (con frontone circolare quella centrale, triangolare le due laterali), mentre i due partiti estremi ospitano nicchie con statue. La cornice della trabeazione presenta una fascia a dentelli e, in sommità, protomi leonine in asse con le lesene. Nelle torrette della facciata, tra il secondo e il terzo livello, sono posti stemmi lapidei. Il settore centrale del fronte posteriore è scandito da tre assi di aperture rettangolari distribuite su tre livelli; le aperture dei prospetti laterali, invece, sono disposte in modo asimmetrico. A differenza della facciata, gli altri tre fronti non presentano alcuna articolazione architettonica. La scansione della facciata corrisponde all’impianto planimetrico, che nel settore centrale è definito dalla successione lungo l’asse mediano della loggia, del vestibolo (fiancheggiato da vani minori) e di una sala rettangolare trasversale, da cui si accede lateralmente ai due appartamenti disposti sui fianchi della villa, e formati dalla sequenza di tre sale di pari larghezza ma di diversa profondità (rettangolare lunga, quadrata e rettangolare corta).

Uso Attuale

La Villa è adibita a residenza privata, le barchesse ad attività direzionali. La villa è visitabile solo in occasione di eventi.

Comune:

Vicenza

Indirizzo:

Strada Marosticana, 6

Coordinate:

45.566387, 11.548218

Modalità:

Solo esterni. Visitabile solo in occasione di eventi.

Mediateca CISA:

Galleria fotografica

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