Itinerario delle ville del Palladio: il rodigino

La provincia di Rovigo è situata nel cuore della pianura padana – terra nota anche come Polesine – modellata dalle acque dei fiumi Adige e Po e dalle numerose opere di ingegneria idraulica. Tra le più grandiose il taglio del Po, avvenuto nel 1604, per opera della Repubblica di Venezia che, per evitare l’interramento della laguna, preferì far deviare a sud il corso del fiume, dando vita al suo maestoso delta.

Il capoluogo, ROVIGO, presenta numerosi palazzi civili e religiosi di interesse storico e artistico contraddistinti sia dallo stile della Repubblica Serenissima, che qui dominò dal XV al XVIII secolo, sia dalla precedente impronta lasciata dalla signoria ferrarese, il tutto rimaneggiato in epoca risorgimentale. Della città medievale sopravvivono le rovine delle mura del Castello e due torri: una mozza e la Torre Donà, uno dei segni di riconoscimento della città e tra le più alte in Italia risalenti al X sec. Dall’Autostrada A13, uscita Rovigo Sud, è possibile raggiungere l’alto Polesine che presenta pregevoli dimore storiche.

In località FRATTA POLESINE (RO), raggiungibile seguendo la SS 434, direzione Verona, si erge la splendida Villa Badoer, detta “la Badoera”, opera nota del Palladio, e Villa Molin-Avezzù, invece di scuola palladiana. Di questa villa, situata vicino a Villa Badoer, non si conosce con certezza il nome dell’architetto che la progettò. Fu edificata tra il 1557-1567 per le nozze di Isabella, figlia di Vincenzo Grimani, con Andrea Molin, nobile veneziano che la commissionò. Alcuni critici ipotizzano che progetto fosse di Domenico Groppino, allievo e collaboratore del Palladio, che concepì l’edificio all’interno di un sistema urbano. Il rapporto con l’ambiente però non è lo stesso di Villa Badoer, viene privilegiata la regolarità geometrica di forme e linee che si può notare dal posizionamento della scalinata e delle barchesse; oggi ne rimane solo una. Esiste, pertanto, un nesso tra le due ville, che si ritrova non solo nell’architettura ma anche negli interni decorati da pittori della stessa scuola, che difficilmente trova eguali in Veneto. La villa presenta all’interno numerosi affreschi, per molto tempo attribuiti a Giallo Fiorentino ma che sono opera di Anonimo Grimani, della cerchia artistica di Giallo Fiorentino e Giuseppe Porta Salviati. Sono raffigurate scene mitologiche e allegoriche.